Firenze è per memoria degli uomini e non per definizione, città di ingegno, arte e cultura, espressioni di un popolo desideroso di vivere in libertà. In ogni epoca di questa città si trova memoria della grandezza ed il raro esempio delle cose seguite. A Firenze sono nati i più grandi nomi della letteratura, della pittura, della scultura e dell'architettura, tra cui Dante, Giotto, Cimabue, Brunelleschi, Arnolfo, Donatello, Botticelli, Ghiberti, Masaccio, Beato Angelico, Verrocchio, Ghirlandaio, Andrea del Castagno, Lippi, della Robbia, per finire con Michelangelo e Leonardo da Vinci. E con loro sono vissuti in questa nobile città i maggiori esponenti della poesia e della letteratura come Dante, Boccaccio, Villani, Guicciardini, Poliziano e Machiavelli.
Della memoria di questi grandi artisti ed eccellenti uomini di scienza e di cultura la città reca eco o nel nome di una piazza o di un palazzo, di un ponte o di una via, testimoni della personalità e della storia che danno sapore al passato e al presente.
Avvenimenti memorabili, degni di non restar sepolti nella dimenticanza, come quello raccolto da un cortigiano del papa Benedetto IX che recatosi nella bottega di Giotto chiedere un disegno da sottoporre al papa in risposta vide Giotto prendere un foglio, un pennello tinto di rosso, e, fermato il braccio al fianco per farne compasso e girata la mano, fece un tondo sì pari di sesto e di profilo che fu a vederlo una meraviglia; non per il cortigiano che si sentì beffato. Semplice e significativa anche l’invenzione del metodo prospettico del Brunelleschi, un foro più stretto davanti e più largo dietro, al fine di potervi guardare attraverso dal retro, e osservare la prospettiva riflessa in uno specchio messo davanti, evitando così ciò che si percepisce con la coda dell'occhio e che disturba. Più complesso invece il metodo di sua invenzione per costruire la cupola del duomo che, evitando il metodo romano e quello medievale delle centine, equilibria la cupola con due calotte fra loro collegate, autoportanti, con struttura di elementi verticali e orizzontali e l'utilizzo di mattoni messi “a spina di pesce”, a lui si deve anche l’invenzione dell’orologio a molla.
Leonardo non è da citare per una propria genialità, a scuola di Andrea del Verrocchio egli non solo dimostrò una professione, ma “tutte quelle ove il disegno interveniva”. Di lui il Vasari dirà: “Grandissimi doni si veggono piovere dagl’influssi celesti ne’ corpi umani molte volte naturalmente, e soprannaturali talvolta, e strabocchevolmente accozzarsi in un corpo solo bellezze grazia e virtù, in una maniera che dovunque si volge quel tale, ciascuna sua azione è tanto divina che, lasciandosi dietro tutti gli altri uomini, manifestamente si fa conoscere per cosa largita da Dio e non acquistata per arte umana”.
La genialità, la ricerca di eccellenza e perfezione inseguono i nostri grandi uomini eletti per essere liberi, persuasi anche noi che intelligenza e libertà siano indispensabili per ingegni elevati, l’acutezza di pensiero per cercare con la mente invenzioni e lo sviluppo della creatività per ogni personale elaborazione. Una intelligenza che obbliga lo stare lontani da ogni schiavitù, confermata con motti ingegnosi e arguzie piacevoli e acute; in ciò viene in mente il Buonarroti quando ad un pittore che aveva dipinto una pietà gli disse: è proprio una pietà a vederla! E pure ad un amico religioso che incontrato dopo qualche tempo vestito pieno di puntali e drappi esclamò “Oh voi siete bello! se foste così dentro come io vi veggio di fuori, buon per l’anima vostra”.
Ne è seguito che queste virtù e la fama dei loro nomi si è mantenuta in gran pregio per aver dato vita ad una costante ricerca e sperimentazione in ogni campo della scienza e che, per la loro utilità e importanza, creano ancora oggi interesse in tutto il mondo.
I secoli seguono e giorno dopo giorno nella città di Firenze l’intensa vita culturale, lo scambio di idee e riflessioni permettono di mantenere vive le elaborazioni utili alla scienza, importanti invenzioni lo dimostrano, come la Camera Oscura, ad opera di Leon Battista Alberti (1450), al quale dobbiamo anche l’enunciazione delle leggi matematiche che sottostanno alla rappresentazione della profondità spaziale, punto di riferimento fondamentale per la tutta la successiva pittura occidentale. Il nome di Galileo, padre della scienza moderna, si associa ad importanti contributi in dinamica e astronomia, fra cui l’invenzione del Cannocchiale (1609) che gli permise fondamentali osservazioni astronomiche, oltre all’introduzione del metodo scientifico sperimentale, detto anche metodo galileiano; un Galilei che, ad Arcetri (Firenze), ebbe a suo fianco, come collaboratore lo scienziato poliedrico Evangelista Torricelli, inventore del Barometro (1643).
Nel capoluogo toscano, nonostante i grandi cambiamenti politici non si fermano i contributi alla scienza, Pellegrino Turri inventò la Carta Carbone (1806), Antonio Meucci, nato nel quartiere di San Frediano, il telefono (1871) e molti processi chimici come le bevande frizzanti a base di frutta e vitamine, condimenti per pasta e altri cibi, e innovativi processi meccanici, Giovanni Caselli il pantelegrafo (Fax) brevettato nel 1861.
Contemporaneamente a questa esplosione di ingegni, con altrettanta fama artisti e letterati animano Firenze. Dalla fine del Settecento, attraverso tutto l’Ottocento fino al ventennio successivo alla seconda guerra mondiale i Caffè letterari costituiscono la vita culturale fiorentina, sia per la loro storia che per il loro indiscutibile fascino. Importanti fucine d'idee, luoghi d'incontro e di dibattito, frequentati dai protagonisti della scena letteraria e artistica, i Macchiaioli al Caffè Michelangiolo, i futuristi al Caffè delle Giubbe Rosse e del Gambrinus, gli ermetici al caffè San Marco. Qui si incontravano i pittori, Giovanni Fattori (Livorno 1825-Firenze 1908) dedito a meditate ricerche analitiche per ottenere una composizione basata sui rapporti ombra-luce, Telemaco Signorini (1835-1901) e tra tanti altri Pietro Annigoni (Milano 1910-Firenze 1988). A Firenze nei Caffè si ritrovarono gli scrittori giovani più animosi, più liberi, più bisognosi di sperimentare un rinnovamento, alcuni letterati fiorentini come Vasco Pratolini (Firenze 1913- Roma nel 1991), altri che hanno passato a Firenze gran parte della loro vita e che hanno contribuito a mantenere attive alcune grandi riviste come la "Voce", "Solaria", "Frontespizio", "Letteratura", "Campo di Marte", tanto da far dire a Carlo Bo che “Firenze fu la capitale della poesia italiana”, di cui il poeta Dino Campana dirà:
[…]
Delle tue genti: in ricordanze in feste
L'àspero sangue sotto a te ribolla.
O ferro o sangue o fiamma è tutto fuoco
Che brucia la viltà dentro le vene!
A te dai petti e dalle gole piene,
Di gioia e forza un'inesausta polla!
Eugenio Montale, aggiunge a tutto questo: "I vent'anni che ho passato a Firenze sono stati i più importanti della mia vita. Lì ho scoperto che non c'è soltanto il mare ma anche la terraferma; la terraferma della cultura, delle idee, della tradizione, dell'umanesimo. Vi ho trovato una natura diversa, compenetrata nel lavoro e nel pensiero dell'uomo. Vi ho compreso che cosa è stata, che cosa può essere una civiltà". E Marino Moretti: "Ho già detto che a Firenze, più che in qualsiasi altro luogo, lasciai la spoglia della mia primavera, una specie di pelle di serpente della giovinezza da cui s'esce uomo e artista alla meglio. Potrei indicare il punto preciso dove avvenne questa disgraziata trasformazione [...]. Via Laura, già Via della Crocetta [...]. Bel mì Firenze, che cosa non mi hai dato di prodigioso, di miracoloso in quegli anni!". L’elogio si può concludere con le tre poesie che il poeta Pablo Neruda dedicò a Firenze durante il suo soggiorno.
Il tempo non è riuscito a far franare in Firenze gli entusiasmi per la ricerca e la sperimentazione, in ogni campo la scienza ha alimentato l'opera dei poeti, come testimonia Mario Luzi (Firenze 1914-2005), considerato uno dei fondatori dell'ermetismo nonché uno dei maggiori poeti italiani contemporanei a cui si affianca per fama lo “scrittore” Oriana Fallaci (Firenze 1929- 2006), che nell’ultimo anno della sua vita pubblica “Dalla parte dell’ultimo. Vita del prete Lorenzo Milani”, e l’articolo sulla questione islamica, dal titolo “Il nemico che trattiamo da amico”, un richiamo a riflettere sulla futura sorte della città di Firenze.
Ai poeti, ai letterati, ai poliedrici scienziati fiorentini, tra cui l’inventore dell’Autovelox (Brevettato a Firenze negli anni '60), si sono aggiunte altre importanti professioni come quella degli stilisti, la cui fama per senso del gusto, della fantasia e della creatività, ha superato i confini di ogni nazione del mondo. Tra questi Guccio Gucci, Roberto Cavalli, Salvatore Ferragamo, con marchi che non subiscono flessioni.
L’eredità culturale della città di Firenze, con basi in un lontano passato e in costante fiorire nel presente, si rintraccia anche nelle discipline mediche e pedagogiche in aiuto alla persona. Un contributo significativo a proposito è stato quello del pedagogista Antonio Gonnelli Cioni (Firenze 1854-1912) che ha fondato il primo Istituto per Frenastenici in Italia dimostrando la sua volontà e il suo impegno verso i soggetti che manifestavano necessità di aiuto, promuovendo un cambiamento straordinario di mentalità e di cultura improntato ad un profondo senso di solidarietà umana. Un altro pedagogista al quale la società deve riconoscimento per il suo impegno civile nell'educazione dei poveri, per il valore pedagogico della sua esperienza di Maestro affidato ad innovativi criteri educativi e didattici, è il fiorentino Don Lorenzo Milani Comparetti (Firenze, 1923-1967), discepolo di don Giulio Facibeni fondatore in Firenze dell’Opera della Divina Provvidenza Madonnina del Grappa, una istituzione a carattere caritativo, assistenziale, di formazione e lavoro. All’impegno pedagogico di Don Milani si affianca quello del fratello Adriano Milani Comparetti (Firenze 1920-1986), medico, pediatra e neuropsichiatra, che ha rivoluzionato la riabilitazione infantile, contribuito a smuovere le coscienze e a trascinare operatori e utenti nella lotta per l’integrazione dei soggetti disabili nella società di tutti.
L’eredità culturale continua il suo costante fiorire della città di Firenze, fulcro di un persistente movimento e rinnovamento dove si sviluppano con fervore idee promotrici di libertà, saperi, nuove discipline e professioni in cenacoli e simposi.
Nel giugno del 1974 a Firenze, in seguito alle riflessioni emerse sulla necessità di cambiamenti, in una riunione di magistero nel nostro Cenacolo del Centro Studi Antiemarginazione, in cui avevo riunito i colleghi ortopedagogisti proposi di seppellire l’Ortopedagogia, che i fiorentini, con i loro consueti lazzi, avevano definita la “pedagogia dell’orto”, per una innovazione pedagogica ed una propria autonomia e indipendenza dall’area sanitaria. Una nuova scienza, capace di promuovere quel cambiamento significativo voluto dal dibattito in cui si generarono i principi epistemologici della scienza pedagogico clinica e le basi per la nuova professione di pedagogista clinico. Fu qui che ebbi modo di definire l'accezione di clinico nel senso di cura della persona, e considerarlo focus dell'elevazione e della solerzia di questa dottrina chiamata a rispondere con attenzioni educative agli stati di disagio e di difficoltà in soggetti di ogni età.
La nascita della pedagogia clinica ha segnato l’incipit di un’azione pedagogica orientata a favorire un deciso senso di crescita e di rinnovamento della nostra società in alternativa alla concezione patologico-terapeutica, alla cura della malattia e ad una politica di sanitarizzazione.
Il gruppo professionale organizzato nel 1974 con una esperienza associativa come movimento, muta nel 1997 con atto pubblico, in Associazione Nazionale Pedagogisti Clinici (anpec) e poco dopo registrata nella Banca Dati del cnel (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro), l’istituzione pubblica che, ispirata alla filosofia e al quadro di riferimento della normativa europea (Dir. 89/48 e 92/51), si pone come obiettivo di realizzare un sistema di certificazione delle associazioni professionali, assicurare uno standard minimo di professionalità e una garanzia di qualità nelle prestazioni professionali.
L’anpec, dopo essere stata fatta oggetto di valutazione attraverso una ricognizione delle caratteristiche strutturali, delle strategie adottate e delle modalità di regolazione dei rapporti con gli iscritti, il 2 maggio 2000, entra a far parte della Consulta del cnel e più tardi si iscrive anche al Coordinamento Libere Associazioni Professionali (colap), un organismo di rappresentanza politica e sindacale. Per l’urgenza di una regolamentazione professionale e un riconoscimento giuridico che in Italia tardavano ad arrivare, l’ANPEC trova riconoscimento istituzionale in Belgio dove viene costituita l’Association Nationale Pédagogues Cliniciens (anpc), atto pubblicato nel 2002, sul “Moniteur Belge-Belgisch Staadsblad” ovvero la “Gazzetta Ufficiale” del Governo Belga. Dopo due anni l’Associazione, fa parte della Federazione delle Associazioni dei Pedagogisti Clinici Europei, registrata presso l’Unione Europea nel 2004 e iscritta nell’Albo Europeo dei Pedagogisti Clinici.
È in Firenze città di cultura e di scienza che si trova l’ISFAR®-Istituto Superiore Formazione Aggiornamento Ricerca, accreditato dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (miur), dalla Regione Toscana e dal Ministero della Sanità, Provider ecm, a cui l’ANPEC e la Federazione Europea dei pedagogisti clinici hanno dato mandato per la formazione dei Pedagogisti Clinici italiani, europei ed extraeuropei.
Firenze è divenuta con ciò la capitale della formazione per la professione di pedagogista clinico che deve all’attivo Centro Specialistico di Ricerca Kromos, ausiliario dell’ISFAR, consolidate risposte nella ricerca di metodi, tecniche e strumentari nuovi e innovativi coperti da marchi registrati, da copyright e da brevetti, messi a disposizione della categoria contemporaneamente a libri e riviste.
La creatività, l’ingegno e i saperi continuano anche per questa via a mantenere viva la storia di una città di cultura come Firenze e ad avere eco nel mondo scientifico e culturale con congressi nazionali ed internazionali. |