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Nel pomeriggio si è aperta la
terza sessione "La persona nel processo formativo",
coordinata dalla Prof.ssa Maria Raugna. Qui, accanto
a me la professoressa Raugna, docente ISFAR-Post Università
delle Profressioni e membro del Consiglio Direttivo
ANPEC.
- Su cosa vertono i lavori della terza sessione?
- La terza sessione è rivolta all'aiuto che il pedagogista
clinico, in quanto specialista preparato a favorire
nuove modalità di relazione, può offrire alla famiglia,
alla genitorialità, alla coppia, alla scuola e quindi
a soggetti di ogni età, bambini, adolescenti e docenti
coinvolti nella creazione di nuovi percorsi educativi.
- In che modo la pedagogia clinica può entrare
nelle scuole e soprattutto nelle famiglie?
- Il pedagogista clinico può, su progetto, procedere
ad una diagnosi degli stati di difficoltà e di disagio
degli allievi e aiutare i docenti nell'individuare
i percorsi educativi più adatti. Nell' ambito della
famiglia l'intervento è teso a favorire nuovi modelli
di comunicazione fra genitori e figli e armonizzare
i loro rapporti. Si tratta di aiutare i genitori ad
osservare, accogliere ogni bambino in ogni fase del
suo percorso, dai bambini del nido, alle elementari,
all'adolescente e al giovane adulto, creare in questo
modo un filo di ascolto, di scambio, di armonizzazione
dei rapporti che dal microcosmo familiare hanno una
ricaduta su tutta quanto la società.
- Si parla sempre più spesso di sportelli di ascolto,
ci vuole spiegare che cosa sono e come il pedagogista
clinico può intervenire?
- Partiamo dal presupposto che l'ascolto è uno dei
principi basilari della pedagogia clinica, oggi si
parla tanto di capacità di ascoltare; spesso noi udiamo,
ma non ascoltiamo, ciò che è importante è che la persona
venga favorita a trovare dentro di sé tutte le risorse
che spesso sono latenti e che il pedagogista clinico
attraverso l'utilizzo di particolari metodi aiuta
a portarle in superficie.
Uno dei lavori che ha riscosso maggior successo
è quello del prof. Mauro Carboni dedicato alla Musicopedagogia
nell'assessment pedagogico clinico.
- Professor Carboni, lei si occupa di musicopedagogia,
è un termine che richiama assonanze, somiglianze,
con altri termini che sono la pedagogia musicale e
la musicoterapia, ci spiega quali sono le differenze
e quali le peculiarità della musicopedagogia?
- Una differenza fondamentale è che Musicopedagogia
non è una terapia ma un metodo che fa parte della
pedagogia clinica. Si tratta di un intervento, di
una prassi fondamentale educativa, che non è pedagogia
musicale, nel senso che non si pone degli obiettivi
di tipo didattico disciplinare, le persone non vengono
ad incontrare il pedagogista clinico per diventare
abili nel fare musica, viceversa musicopedagogia diventa
uno strumento dove il musicale, l'esperienza sonora
è mediazione per aiutare la persona ad affrontare
disagi, difficoltà, quindi è uno strumento fondamentale
comunicativo-relazionale.
- Quali sono le persone alle quali è indirizzata
la musicopedagogia?
- È rivolta a tutti, nel senso che non va a designare
determinati target in termini di patologie, ma a tutte
le persone che nell' ambito pedagogico clinico possono
usufruire di un aiuto sonoro-musicale idoneo a stimolare
la comunicazione e la relazione. Da questo punto di
vista quindi non ci sono né limiti di età, né problematiche
definite, ma una attenzione rivolta alle necessità
della persona.
- In che modo interviene la musicopedagogia nella
osservazione pedagogica dell'individuo?
- Il termine specifico sarebbe assessment. cioè osservazione
e conoscenza della persona. La musicopedagogia permette
di accedere ad aspetti proiettivi anche profondi,
alle problematiche non comunicabili in maniera mediata.
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