Un' intervista ai colleghi (di Angela Barchielli)

In considerazione del crescente interesse dimostrato dal mondo scientifico e professionale per la pedagogia clinica, ci è sembrato opportuno raccogliere notizie dirette da quanti hanno fatto di questa scienza la loro professione. Dall’indagine sono emersi in maniera significativa alcuni degli aspetti nei confronti dei quali è stato realizzato un intervento di aiuto.
A questo riguardo Simona De Alberti, dal suo studio in Pavia, dice "E’ presente un diffuso disorientamento da parte delle figure parentali nella comprensione del proprio ruolo genitoriale e dei cambiamenti evolutivi del proprio figlio. Sono, queste difficoltà che impongono al pedagogista clinico di offrire ai genitori l’opportunità di comprendere e riconoscere la caratterizzazione evolutiva e non patologica di alcuni disagi comportamentali dei figli".
Ciò rappresenta un aiuto verso la presa di coscienza delle dinamiche infantili, un’offerta di sostegno e di indirizzo su come accompagnare il bambino nella sua crescita: un impegno educativo a cui il pedagogista clinico può dare sicure risposte.
L’aiuto può essere offerto a soggetti di ogni età, al singolo come al gruppo, in studi professionali, in atelier, in scuole o in Istituti.
Tutte queste opportunità professionali sono ampiamente rappresentate dall’attività dl Maria Fiore, pedagogista clinico di Vasto (Chieti) che contemporaneamente al lavoro esercitato nel proprio studio, espleta varie altre attività, fra cui "consulenza pedagogico-clinica In una scuola materna privata di Vasto, animazione presso scuole elementari di vari comuni della Toscana e aggiornamento a insegnanti di ogni ordine e grado per conto di alcuni Provveditorati italiani". Anche Anna La Mattina di Cinisi (Palermo) al lavoro nel suo studio privato affianca l’ impegno in scuole della propria zona e in aggiornamenti in enti pubblici e privati fra cui l’ENFAP di Trieste.
Domenico Nardella, pedagogista clinico di Torino, oltre all’attività di studio fa formazione presso aziende private a funzionari e quadri intermedi a livello singolo (sviluppo personale) e di aula. Collabora inoltre con i Centri Educativi Salesiani per interventi di aiuto a preadolescenti e adolescenti.
Tutti dimostrano di essere ben orientati a una conduzione educativa che tiene conto della globalità della persona proponendole attività ed esperienze capaci di stimolare la crescita individuale e perciò nuove abilità allo scambio. A questo proposito Simona De Alberti afferma che il "il pedagogista clinico deve aiutare il soggetto ad arricchire e utilizzare le potenzialità che gli sono proprie, ma che in alcuni momenti di vita non riesce pienamente a sfruttare .
Anche per Domenico Nardella si deve intervenire ‘non solo sulla difficoltà manifestata, ma soprattutto sulla globalità dell’individuo, trasmettendogli fiducia, incoraggiamento e positività". Tutti affermano che la formazione professionale di base ha dato a ciascuno strumenti e modalità idonee per avviarsi a un’attività professionale che in poco tempo ha portato all’impegno su più fronti ed "è sicuramente un punto di partenza verso competenze e abilità maggiori" (Maria Fiore). "Gli strumenti e la formazione acquisiti sono estremamente validi e capaci di tornire una sicurezza professionale che si consolida nel tempo" (Anna La Mattina), grazie anche a un aggiornamento continuo.
Domenico Nardella in proposito è ancor più esplicito, quando dice " la formazione acquisita mi ha donato l’opportunità di definire concretamente, professionalmente e operativamente, la figura e il campo di intervento del pedagogista clinico grazie a un itinerario formativo non solo teorico, ma anche, soprattutto, pratico". Il pedagogista clinico svolge la sua attività in collaborazione con tutti gli altri specialisti per garantire un processo educativo capace di attenzione totale e di risposta a ogni soggetto. Per ulteriori notizie sulle esperienze professionali dei pedagogisti clinici consultare le relazioni presentate da questi specialisti al Congresso nazionale ANPEC-ISFAR del febbraio 2001.
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