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L'Association Nationale Pédagogues
Cliniciens (ANPC Belgium) si costituisce nel 2002
a Bruxelles e da quella data ricopro il ruolo
di presidente del Consiglio Direttivo. L'offerta
nelle professioni di aiuto in Belgio è ampia e
varia, sicuramente incoraggiante dal punto di
vista culturale e dalla costituzione della federazione
europea dei pedagogisti clinici EURO-ANPEC si
sono potuti riscontrare diversi progressi specie
nei rapporti con enti e istituzioni locali e nazionali.
Per citarne alcuni ricorderemo l'accreditamento
della nostra associazione presso il Consolato
d'Italia sostenuto dal Console dr. Tomaso Pietro
Marchegiani, il Dirigente dell'ufficio scuola
prof. Sergio Panattoni e l'Addetto culturale all'Ambasciata
dr. Claudio Lombardo. In ambito politico, abbiamo
informato il Sindaco Claude Desmet ed alcuni suoi
collaboratori della presenza della nostra Associazione
e della specificità professionale del pedagogista
clinico e seguiamo con attenzione l'iter legislativo
della proposta di legge (federale) sulla regolamentazione
dell'esercizio delle professioni di salute mentale
che recepisce ed istituzionalizza la nostra professione.
In particolare all'articolo 1°, I° sezione, 6°
comma in cui si parla di " ortopedagogia clinica
" e alla III° sezione (relativa alle categorie
abilitate all'esercizio autonomo in materia di
salute mentale), punto B, dove si parla di - cito
testualmente : " … psicologia clinica, di sessuologia
clinica e di pedagogia clinica … ". Tutte le nostre
attività sono documentate dalla Ligue Bruxelloise
de Santé Mentale, siamo in contatti e in intesa
con gli psicologi accreditati presso le Scuole
europee di Bruxelles I e II e con l'Ispettrice
per le sezioni italiane Dr.sa Alba Chiara Zanatta,
e manteniamo buone relazioni con la Direttrice,
Nicole De Schrevel, ed altri psicoterapeuti formatori
dell'Institut Belge de Gestalt-thérapie (IBG).
Questa "rete" è destinata ad accrescersi e svilupparsi
attraverso un costante e qualificante lavoro che
raggiungerà il suo apice con l'attivazione della
formazione per la professione di pedagogista clinico
di lingua francese e neerlandese. Per questo,
collaborazioni come quelle menzionate e con il
Centre de Relaxothérapie et de Prévention du Stress,
diretto da Michèle Quentin e l'Académie de Sphrologie
del Professor Caycedo, rappresentata in Belgio
dal Dott. Michel Debelle sono e restano di stimolante
attualità. Una personale esperienza professionale
La mia attività professionale di pedagogista clinico
mi vede impegnato, oltre che come presidente dell'Association
Nationale Pédagogues Cliniciens (ANPC Belgium),
come libero professionista. Una delle esperienze
da me condotte è stata quella svolta in un reparto
di pedopsichiatria della Clinica St-Jean, sita
nel cuore della capitale europea. Com'è noto,
il reparto di psicopatologia di un ospedale si
occupa delle persone (pazienti, in seno a siffatte
strutture) con problemi e difficoltà diverse,
generanti crisi familiari, di coppia o sofferenze
psichiche classificate nosologicamente come depressioni,
stati d'angoscia, turbe nevrotiche o psicotiche.
La collaborazione è stata originata da un progetto
di intervento pedagogico-clinico elaborato dall'Association
Nationale Pédagogues Cliniciens presentato alla
Direttrice responsabile del Reparto, Nataly Filion,
ed approvato dal Consiglio di amministrazione
della Clinica. La durata complessiva è di un anno
(maggio 2004 - giugno 2005), con tre incontri
settimanali, due dei quali rivolti ad attività
in aiuto ai bambini e uno dedicato alla sintesi
clinica con i membri dell'équipe soignante. L'unità
di pedopsichiatria facente parte del servizio
di psicopatologia della clinica St-Jean è denominata
" Domino ", si rivolge a soggetti dai 5 ai 12
anni ed è condotta da un'équipe pluridisciplinare
composta da pedopsichiatri, psicologi, infermieri
specializzati in salute mentale, educatori ed
animatori formati alle diverse attività proposte:
piscina, teatro, equitazione, arti plastiche.
Pur essendo i ruoli istituzionali ben definiti,
vi è una tendenziale apertura ai contributi esterni,
siano tirocinanti a fine corso che professionisti
provenienti da altre formazioni, da qui il mio
contributo di pedagogista clinico con un ambizioso
progetto che nel corso dell'esperienza si è andato
via via modificando per rispondere, secondo un
aggiustamento dinamico, alle esigenze di ogni
singolo componente il gruppo. I soggetti venivano
suddivisi in piccoli gruppi animati dal pedagogista
clinico coadiuvato da un co-animatore. Gli assi
sui quali era centrato il percorso originario
(corporeità in movimento, disegno onirico e InterArt®),
si sono successivamente arricchiti di tecniche
che prevedono l'ausilio di maschere, burattini
e marionette. La progressiva conoscenza di ciascuno,
faticosamente costruita e ri-costruita, ha favorito
un aiuto contestualizzato e, laddove e quando
possibile, una relativa individualizzazione delle
esperienze. Tra le innumerevoli attività proposte
riporto una breve antologia. Le attività finalizzate
alle esperienze di "Corporeità in movimento",
nonostante i limiti ambientali della struttura,
hanno favorito, attraverso le sequenze di ascolto
di brani musicali, l'elaborazione di momenti di
vita particolarmente belli, testimoniati per mezzo
dell'espressività corporea e rappresentati con
i colori sia singolarmente che collettivamente
fino alla presentazione dei lavori al gruppo per
creare una situazione di scambio e di confronto.
"Scolpire la propria statua" è un'esperienza realizzata
a coppie in cui lo scultore modella una architettura
corporea espressiva e comunicativa. Altre attività
sono state sostanziate da esperienze ludiche,
tra cui "Tutti uguali-tutti diversi": ciascuno
si trova accanto all'altro, osserva attentamente
la postura del vicino e la riproduce con una propria
variante personale. Il disegno onirico, realizzato
per gruppi omogenei dai 9 ai 12 anni, ha saputo
coinvolgere tutti offrendo ampia soddisfazione
nella partecipazione. Si trattava di scegliere
una lettera dell'alfabeto (chi ha optato per l'iniziale
del proprio nome, chi per la M di mamma o di morte,
chi per la R di rabbia, per la D di distruzione
o di Domino, il nome della struttura) e tracciarla
su carta secondo lo stile, i colori e il carattere
che si preferiva "senza soffermarsi troppo a pensare".
Successivamente si dovevano scoprire e fare emergere
forme nascoste, disegnarle e colorarle. La creazione
del disegno e della storia si costruivano con
un senso di leggerezza liberatoria in un succedersi
di sorprendenti dinamiche creative sollecitati
anche dall'ascolto del brano musicale "la primavera"
di Vivaldi. Il metodo InterArt per la sua versatilità,
ricchezza e attualità, si è rivelato estremamente
utile ed è stato ampiamente apprezzato. Fra le
tecniche utilizzate ricordiamo l' "albero della
speranza e le erbe della felicità", vissuti che
richiedevano una partecipazione attiva coinvolgendo
respirazione, gestualità con alternanza destra/sinistra,
l'utilizzo del colore e la rappresentazione grafica.
Grafismi venivano inoltre rappresentati a seguito
di narrazioni, come ad esempio: "un giardiniere
trova in fondo a una delle sue tasche alcuni semi
che erano stati dimenticati, li prende e li posa
delicatamente sul terreno, li copre di terra,
li bagna e attende che diano vita a germogli e
erbe" ecc. Maschere, burattini e marionette sono
state un'altra grande occasione per ricreare una
maggiore stabilità emotiva, evitata l'eccessiva
conflittualità interpersonale nell'utilizzo della
maschere preferite, delle maschere detestate e
di quelle amiche, i soggetti erano invitati ad
osservare le maschere, tra cui la luna, il clown,
la farfalla, la stella ecc. sceglierne una, indossarla
e con essa presentarsi al gruppo. Con i burattini,
costruiti in collaborazione del co-animatore,
i partecipanti, introdotti in un mondo di magia
dove tutto è possibile, potevano guardarli, toccarli,
sceglierli e con essi esprimere vissuti soggettivi
assai significativi, confermati poi dalle esperienze
con le marionette, che ricalcavano in gran misura
quelli delle " maschere amiche ". Le tecniche
pedagogico-cliniche, sostenute dall'imprescindibile
rispetto della persona nella sua totalità, sono
state di grande ausilio. La loro versatile efficacia
ha dato prova della validità, permettendo di raggiungere
significativi obiettivi, una maggiore integrazione
delle risorse attentive, una diversa capacità
organizzativa e una più ampia disponibilità alla
relazione e allo scambio. Le esperienze svolte
presso la Clinica Saint-Jean sono state condivise
con gli altri membri dell'équipe multidisciplinare
nelle riunioni cliniche del venerdì, nel corso
delle quali è stato possibile riferire gli agi
e i disagi e la crescita emozionale positiva di
ogni giovane componente i vari gruppi. da Pesci,
G. & Mani, M. (a cura di) (2007). Il pedagogista
clinico nelle istituzioni. Roma: Magi.
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